Oscar
Teatro Astra
8 > 9 dicembre 2026

Oscar nasce figlia di un generale che la vuole uomo e soldato. Comandante della guardia reale, protegge Maria Antonietta, con cui condivide età, destino e l’amore impossibile per il conte Fersen. Ma Oscar vede ciò che non dovrebbe vedere: la miseria del popolo, l’ingiustizia, il crollo delle certezze. Da quel momento si incrina ogni lealtà. Incompiuta, spaccata in due, sceglie di interrogarsi: vivere l’amore o servire la giustizia? Deposta la spada, imbraccia un arco come strumento di ricerca interiore. Il 14 luglio 1789 combatte accanto al popolo e muore libera, consegnandosi alla Storia e non più alla monarchia.
Se è vero che gli uomini fanno la guerra e le donne ne curano le ferite, cosa accade a chi ha due cuori come Oscar? La guerra procede per strati e in mezzo c’è l’identità di ciascuno. Ci vorrebbero più vite per ogni strato, ma la vita è una e a volte si arriva in ritardo sulle cose. Come sull’amore. I due cuori di Oscar la mettono di fronte a un bivio: combattere per difendere l’amore o lottare per i propri ideali. E se le due cose coincidessero?
Antonio Latella e Linda Dalisi
Note di regia
Leggendo OSCAR, testo di Linda Dalisi, ho un’immagine che si è fatta chiara da subito, un ricordo… il film di Kurosawa “Sogni”. Il primo capitolo inizia con un bimbo sotto la pioggia fuori dalla casa; la madre lo redarguisce e gli dice di non allontanarsi, che quando piove così, le volpi celebrano il loro matrimonio e a chi le vede può succedere qualcosa di brutto. Il bimbo, nonostante le intimidazioni della madre, si allontana e vedrà le volpi che a loro volta vedono lui; poi il bimbo scappa e torna a casa, la madre lo scaccia e dice di non volerlo più in casa perché si è allontanato troppo e ha visto troppo, e che sono arrivate le volpi che hanno lasciato qualcosa per il bambino: un pugnale affinché il bimbo si uccida. La madre gli consiglia di supplicare le volpi e di salvarlo dalla sua voglia di morire. La Oscar di Linda Dalisi ha visto troppo, ha abbandonato la casa e tutto quello in cui credeva per vedere, come non aveva mai visto prima, vedere la sua città, il suo popolo andare a pezzi. Questo vedere non le permetterà di essere più la Oscar cresciuta come uomo dal padre al servizio della monarchia. Una volta che Oscar vede, si spezza, perde tanto di ciò in cui credeva, ma soprattutto perde molto della sua identità. Diventa un essere incompiuto, ed è questa incompiutezza che mi emoziona e mi porta a qualcosa di lontano. Qualcosa che ancora oggi faccio fatica a ricordare e quindi a riportare al cuore; proprio come Oscar, non ricordo quando è accaduto in me il cambiamento, quando mi sono reso conto di essere incompiuto e inadeguato, ma questa inadeguatezza è un potente balsamo per innescare quel processo creativo che da sempre provo a custodire e proteggere. Un arco scaglia la prima freccia, forse Cupido o forse uno degli archi orientali tanto presenti nei film di Kurosawa, arma o filosofia di vita. Credo che la Oscar di Linda sia una creatura abituata a dare, ma a non chiedere mai nulla indietro. Tutti i personaggi sono incompiuti, tutti i personaggi finiscono senza mai completarsi, e si consegnano alla morte incompiuti; ed è forse per questo motivo che vagano come fantasmi in una terra di mezzo che perde l’alto e il basso, una terra dove la forza gravitazionale perde il suo potere di attrazione liberando finalmente le anime dai corpi e consegnandole all’Amore, il solo Dio che forse abbiamo tutti più o meno conosciuto. Solo nell’istante in cui si sente l’amore possiamo nascere, e per questo morire, nello stesso attimo in cui la freccia ci colpisce al petto. Dio si prende gioco di noi.
Antonio Latella
Note sul testo
Il confronto con OSCAR è stato lungo e ha attraversato varie fasi. L’ho osservata a lungo, come si osserva il Guernica di Picasso, cercando di controllare e interpretare le vertigini che provoca. Da lì è nata una mappa, un’indagine, una figura che beve l’acqua alla fonte della memoria per trovarsi al cospetto di un ritrattista divino e saper rispondere alla domanda “chi sei?”. Ho sempre avuto fermo il timone sul desiderio di raccontare comunque una storia, ma cercando di estrarre da quella storia una essenza legata al presente. Un presente fatto di donne che lottano per la vita e per la libertà. Oscar non impugna spada, fioretto o fucile, ha in mano un arco e studia le teorie degli arcieri giapponesi. È sopravvissuta alla sua storia, è diventata più di un personaggio universale, è puro spirito che conserva però la febbre del corpo. Quel bersaglio da centrare con le frecce, è il simbolo della indagine su se stessa e sul suo modo di parlare agli altri. Non c’è solo la lotta per affrancarsi dalle imposizioni familiari e della società intera, non ci sono solo le maldestre affermazioni di una identità sempre un po’ bambina, ma c’è l’osservare il mondo, osservare gli altri empaticamente e soffrire. Le altre donne con cui si confronta la portano a togliere dagli occhi gli strati che offuscano il senso di tenerezza per il prossimo, amplificando parallelamente la rabbia, il senso di impotenza e il desiderio di rinascita. Oscar si chiede se abbia due cuori, un po’ come Simone Weil diceva “Se avessi più vite ne consacrerei una al teatro”. Ma la vita è una e a volte si arriva in ritardo sulle cose. Come ad esempio l’amore. Non è troppo tardi per viverlo, ma la Storia ha messo in moto un ingranaggio enorme, e Oscar vuole farne parte. I due cuori di Oscar sono un po’ il trovarsi sempre di fronte a questo dubbio. Domanda costante che a volte paralizza: meglio vivere l’amore trovato o lottare per i propri ideali? Cosa siamo disposti a sacrificare? Cosa fa vivere per sempre? Prevarrà il senso di lealtà o quello di giustizia? Oscar è ora su questo crinale: da un lato il silenzio, dall’altro l’immortalità.
Linda Dalisi
Galleria fotografica
Orari
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Mar 08 Dicembre20:00
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Mer 09 Dicembre19:00
Crediti
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di
Linda Dalisi -
regia
Antonio Latella -
con
Sonia Bergamasco, Alessandro Bay Rossi, Giulia Heathfield Di Renzi, Nicola Mastroberardino, Giulia Mazzarino, Massimiliano Speziani, Beatrice Verzotti -
scene
Giuseppe Stellato -
costumi
Graziella Pepe -
musiche e suono
Franco Visioli -
luci
Simone De Angelis -
movimenti
Francesco Manetti -
assistente alla regia
Paolo Costantini -
assistente alla regia dottorando ANAD
Danilo Maglio -
produzione
Teatro Stabile dell’Umbria
