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TPE NEWS

Giugno 10, 2026

Editoriale 2026/27 GUERRA

Eraclito definiva pólemos, il conflitto, “padre di tutte le cose”. Ma la guerra è davvero il nostro destino? Una legge inevitabile dell’essere umano? Dobbiamo accettare che il passaggio attraverso la distruzione sia l’unica via per ritrovare una tensione generativa, un’occasione di trasformazione? La nostra Stagione teatrale attraversa queste domande senza semplificarle, mettendo in dialogo testi classici e contemporanei, non soltanto per osservare la guerra come evento storico, ma per interrogarla come forza che abita insieme l’individuo e la collettività. Per far risuonare quel grido di dolore che si accompagna alla storia del teatro sin dalla sua nascita. Il generale Wellington, uno che di guerre se ne intendeva, una volta pronunciò questa frase: “Subito dopo le battaglie perse, la più grande vergogna per un soldato sono le battaglie vinte”. Quel senso di vergogna mi arriva forte, mi commuove fino alle lacrime e mi dice che c’è qualcosa di sbagliato nella retorica della vittoria. Le nostre piazze, le nostre strade, i nostri libri, sono pieni di imprese eroiche e di battaglie vinte. Forse bisognerebbe smettere di celebrarle e dire con chiarezza che di fronte al massacro non ci sono vincitori. Non ce ne saranno mai. Astenendosi da qualunque tentazione di pacifismo o di bellicismo, bisognerebbe ricordare a tutti le parole del grande generale: in qualunque guerra, anche i vincitori dovranno sempre provare vergogna. Questo il teatro lo sa fare. E lo deve fare.

Andrea De Rosa