ARCHIVIO TPE
Stagione 2024/25
ELENCO SPETTACOLI
Il risveglio
Pippo Delbono / Produzione TPE
C’è un addormentamento all’origine de Il risveglio. Quello dell’uomo che alla fine di Amore – il precedente spettacolo di Delbono – andava a sdraiarsi sotto l’albero secco che d’improvviso si era coperto di fiori. E l’uomo restava lì, assopito in quel sonno da cui ora ci ha lasciati spaventati e silenziosi. Sonno da cui ora sente la necessità di risvegliarsi, scontando la possibilità di trovarsi di fronte a una realtà ancora peggiore di quella di prima. Prima della pandemia che ha chiuso tutti in casa. Prima delle guerre scoppiate alle porte di casa. Prima del ritorno di ideologie che pensavamo appartenessero al passato. Il risveglio parte da un’esperienza personale per rovesciarsi in un sentimento di perdita che riguarda tanti. Che chiede di essere sanato, ma può esserlo soltanto a partire da un gesto di solitaria ribellione. Dal riconoscimento di una fragilità di cui lo spettacolo è lo specchio.
Animali selvatici
Paola Rota / Produzione TPE
L’anitra selvatica di Ibsen racconta di verità e menzogna, illusione salvifica, sacrificio, temi che questo adattamento declina in modo nuovo. Non venti personaggi, ma quattro che si muovono come fantasmi in una realtà fumosa perché, se Ibsen ha scattato una foto del suo secolo, realizzandone un ritratto eroico, un’architettura, la foto del nostro presente invece non arriva mai a svilupparsi. Cambia continuamente davanti ai nostri occhi, nuove figure appaiono e altre si confondono fino a sparire, senza mai fermarsi. Il domestico è campo di una battaglia d’abitudine il cui senso impallidisce sempre più. È possibile allora in questo paesaggio di spettri dare spazio ai vivi? Consentire l’emersione di un giovane futuro, in carne ed ossa? Se gli esseri umani sono la trappola forse allora è giusto non cascarci. Non finire addomesticati. Trasformarsi in animali, animali selvatici.
Note a margine
Compagnia i Gordi
Lo spettacolo si apre su un funerale in forma privata, la bara aperta, una cerimonia raccolta. Ci troviamo in un luogo che non c’è, forse il seminterrato di un ospedale. Parenti e amici sono accorsi per onorare la memoria del defunto circondato da un dolore unanime e controllato, avvolto da paramenti che favoriscono il cordoglio. Queste sono le premesse di uno spettacolo che racconta l’ultima tragica commedia della vita, commedia perché ogni tentativo dei vivi di celebrare il lutto si infrange contro le verità nascoste di un corpo morto che non può dire la sua. Quel corpo è fantasma inerte che nonostante l’immobilità crea, inventa note a margine su pagine già scritte, suscita pensieri e ricordi, suggestioni, emana altra vita, confonde chi è rimasto, lo smuove, lo fa vacillare.
Orlando
Virginia Woolf / Andrea De Rosa / Anna Della Rosa / Produzione TPE
Giovane rampollo di nobili natali, Orlando trascorre le sue giornate a gozzovigliare alla vivace corte di Elisabetta e trascorre le sue notti a scrivere poesie piene di sentimento. Durante un inverno si innamora di una principessa russa ribelle, dalla quale è poi abbandonato. Si succedono ben due re e, ormai trentenne, Orlando viene inviato come ambasciatore a Costantinopoli, dove un giorno si risveglia da un sonno durato sette notti per ritrovarsi in un corpo di donna. Una transizione mistica e misteriosa che sancirà una cesura nella sua esistenza e spalancherà le porte del mistero del Tempo.
La signora delle camelie
Giovanni Ortoleva / Produzione TPE
Uno dei più grandi classici della letteratura ottocentesca, La dame aux camelias è stato il modello per una miriade di prodotti artistici di grande successo: balletti, opere, testi teatrali, film. Nel corso dei secoli l’amore impossibile tra Marguerite e Armand ha continuato a ripetersi diventando, forse, il più grande mito romantico moderno. Ma il romanzo di Alexander Dumas figlio – autobiografico – insieme agli struggimenti e alla nobiltà d’animo della sua eroina, racconta il voyeurismo e la perversione di una società che sfoga le sue tensioni sul corpo della donna. Mentre il mito, ripetizione dopo ripetizione, diventava più stucchevole, il romanzo ha mantenuto intatta la sua brutalità. Nonostante le intenzioni moralizzanti e sentimentali del suo autore, La dame aux camelias è la cronaca impietosa di un omicidio sociale, in cui la violenza classista è travestita da romanticismo.
Pinocchio
Teatro del Carretto
Un’avventura onirica dominata dal buio, uno spettacolo di maschere mute, tra fiaba e poesia. Nel celebre adattamento del classico della letteratura per ragazzi, Pinocchio è un sogno nato nella mente di Geppetto e la sua vita è un percorso di ostacoli e trappole. Perché le fiabe non sempre consolano, anzi, mettono in mostra le ombre e l’inquietudine che ognuno porta dentro. Pinocchio tocca il fondo di ogni sventura, diventa somaro, danza nel circo del Paese dei Balocchi, è marionetta nel teatro di Mangiafuoco, incontra una fata turchina, paurosa, terrorizzata dall’essere abbandonata. Il burattino più famoso di tutti vive una notte definitiva fin quando, togliendosi il costume, si rivelerà per quello che è e capirà che tutto, la sua vita intera, è uno spettacolo. Uno spettacolo per qualcun altro.
Wonder Woman
Antonio Latella / Federico Bellini / Produzione TPE
Nel 2015, ad Ancona, una ragazza peruviana è vittima di uno stupro di gruppo. Le giudici della Corte d’Appello chiamate a emettere una sentenza decisero di assolvere gli imputati perché la ragazza risultava “troppo mascolina” per essere attraente e quindi vittima di violenza sessuale. La Corte di Cassazione ha ribaltato il giudizio condannando i ragazzi autori dello stupro, eppure rimane nella memoria il precedente indelebile di un giudizio emesso per ragioni che fanno riferimento all’estetica della vittima, come se quella ragazza fosse colpevole del proprio aspetto. Lo spettacolo si muove da questa vicenda affidando a quattro giovani donne il racconto, immaginato e teatralizzato, del caso giudiziario. Vichingo, questo il soprannome con cui, nella realtà, era chiamata dai ragazzi la vittima, diviene una Wonder Woman contemporanea in lotta per ristabilire una verità che viene continuamente negata.
Edipo re
Sofocle / Andrea De Rosa / Produzione TPE
In una città che non vediamo mai, un lamento arriva da lontano. È Tebe martoriata dalla peste. Un gruppo di persone non dorme da giorni. Come salvarsi? A chi rivolgersi per guarire la città che muore? Al centro della scena, al centro della città, al centro del teatro c’è lui, Edipo. Lui, che ha saputo illuminare l’enigma della Sfinge con la luce delle sue parole, si trova ora di fronte alla più difficile delle domande: chi ha ucciso Laio, il vecchio re di Tebe? La risposta che Edipo sta cercando è chiara fin dall’inizio, e tuona in due sole parole “sei tu”. Ma Edipo non può ricevere una verità così grande, non la può vedere. Preferisce guardare da un’altra parte. Sarà la voce di Apollo, il dio nascosto, il dio obliquo, a guidarlo attraverso un’inchiesta in cui l’inquirente si rivelerà essere il colpevole. Presto si capirà che il medico che avrebbe dovuto guarire la città è la malattia. Perché è lui, Edipo, l’assassino e quindi la causa del contagio. La luce della verità è il dono del dio. Ma anche la sua maledizione.
duo d’eden / grosse fugue / elegia
Palcoscenico Danza / mm contemporary dance / Maguy Marin / Enrico Morelli
Due capolavori della maestra della coreografia francese Maguy Marin, Duo d’eden e Grosse Fugue. Protagonisti del primo pezzo sono Adamo ed Eva, immersi in un percorso di sensualità. Grosse Fugue è un omaggio alla forza e alla resistenza femminile. Elegia di Enrico Morelli è un invito alla cura, amplificato dalle parole di Mariangela Gualtieri. I tre lavori sono interpretati dai danzatori della MM Contemporary Dance Company.
Los perros
Palcoscenico Danza / Led Silhouette / Marcos Morau
Los Perros propone di raggiungere uno stato di resistenza. Come i cani che vagano, che si incontrano, per trovare nel cammino comune il senso della propria vita. Una danza appassionata tra ripetizione e catarsi: ballare fino allo sfinimento, abbaiare fino allo sconforto, vivere fino allo svenimento.
La vegetariana
Han Kang / Daria Deflorian / Produzione TPE
Yeong-hye, casalinga diligente, moglie attenta, giovane senza passione, decide di diventare vegetariana. Butta via tutta la carne dal congelatore e l’unica spiegazione che dà al marito Cheong è “Ho fatto un sogno”. Nessuno in famiglia capisce la scelta di Yeong-hye e i rapporti cominciano a incrinarsi. Sensuale, provocatorio e violento, il libro di Han Kang diventa uno spettacolo che racconta di una donna che vuole vivere in modo diverso, che desidera inseguire il fantasma della natura. Yeong-hye vuole essere natura. L’umanità è furiosa e assassina, lei no
gisellə
Palcoscenico Danza / Cornelia / Nyko Piscopo
Ispirato al balletto, il capolavoro intramontabile gisellə viene reinterpretato da Nyko Piscopo che ne esalta la dimensione contemporanea e l’amore eterno oltre il genere, il pregiudizio e l’inganno. Un’interpretazione tra il terreno e ultraterreno messa in scena dai danzatori della compagnia Cornelia.
au revoir miroir + interplay link
Palcoscenico Danza / Teatro dell’Altro / Eko Dance Project – La compagnia / Paolo Mohovic
L’osservazione del proprio riflesso è all’origine del viaggio di conoscenza. Assenze, ombre evanescenti e spettrali continuano a influenzarci. Con la drammaturgia di Cosimo Morleo e la musica originale di Max Fuschetto, otto danzatori, servendosi di pannelli rivestiti in texture miroir rappresentano questo percorso esistenziale. Il viaggio termina nel luogo da cui è partito: lo specchio.
Le mie tre sorelle
Ashkan Katibi / Sadaf Baghbani
Lo spettacolo trae ispirazione dalla vita di Sadaf Baghbani, una combattente per la libertà iraniana che ha subito oltre 150 ferite da arma da fuoco. Attraverso un omaggio alle Tre sorelle di Cechov, il racconto di Sadaf e delle sue sorelle offre una visione franca e senza filtri della vita delle donne in Iran e della tragedia della loro sistematica oppressione. “Due anni fa ho abbandonato il mio Paese – racconta il regista – e tutto ciò che ho fatto e subito per oppormi al regime. Ora continuo a battermi per la libertà attraverso questa rappresentazione. Unisciti a me e a Sadaf nella nostra lotta.”
Naufraghi senza volto
Teatro della Cooperativa
Perché nel caso di tragedie come quella delle Torri Gemelle o del disastro aereo di Linate si fa l’impossibile per identificare le vittime, mentre per i migranti in mare no? Esistono forse esseri umani di serie A e di serie B? Nonostante tutto quello che continua a succedere, non si pensa alla sofferenza di chi ha una persona cara che ha intrapreso un viaggio alla ricerca di un futuro migliore e non sa se ce l’abbia fatta, se stia bene, se lo rivedrà mai. Si chiama “ambiguous loss”, perdita ambigua, il sentimento che provano i parenti delle persone scomparse, un lutto che non si riesce a elaborare, perché non c’è la presenza di un corpo a confermarne la morte. È questo il contesto in cui opera il Labanof – Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano – diretto da Cristina Cattaneo, antropologa, medico legale e autrice di Naufraghi senza volto (Raffaello Cortina Editore). Il Labanof è riuscito a realizzare un piccolo miracolo: «restituire una storia, un’identità e perfino la dignità» alle vittime senza nome dei naufragi del Mediterraneo.
Faust
Goethe / Leonardo Manzan / Produzione TPE
C’era una volta un uomo che fece un patto col diavolo. La storia è semplice. Eppure, si dice che il Faust di Goethe sia un testo irrappresentabile. Per farlo, forse, è necessario credere nel diavolo. Così lo spettacolo inizia davanti a un sipario chiuso, con una conferenza sul Faust tenuta da Faust. La sua opera non si può fare, se ne può solo parlare. Faust è talmente autoconsapevole da non poter più agire. E soprattutto lui al diavolo non ci crede più. Non fa in tempo a finire la frase, che il diavolo appare al tavolo dei relatori. Mefistofele, il diavolo. Non ci credete? Questo è il problema. Nessuno crede più nel diavolo come nessuno crede più nel teatro. Con l’arrivo di Mefistofele il sipario si apre e il viaggio della strana coppia ha inizio. Mefistofele ha bisogno che Faust creda in lui, per esistere. Faust ha bisogno di credere nel diavolo per ritrovare sé stesso e la possibilità del teatro.
Behind the light
Palcoscenico Danza / Cristiana Morganti
Spettacolo fortemente autobiografico, che racconta di una crisi familiare, professionale e intima, una sequela di eventi con il tipico effetto domino, in cui una disgrazia pare chiamarne un’altra, in cui sembra vengo meno ogni singolo punto di riferimento, ogni certezza.
La pulce nell’orecchio
Carmelo Rifici / Tindaro Granata
Al centro dell’esilarante vaudeville c’è una moglie che sospetta che il marito abbia un’amante. Il dubbio le è nato dopo il ritrovamento di un paio di bretelle presso l’Hotel Feydeau. Per mettere alla prova la presunta infedeltà del marito, gli spedisce un’appassionata e anonima lettera d’amore, in cui dà appuntamento all’uomo in quell’albergo, dove la moglie si recherà per vedere se il coniuge cadrà nella trappola. Da qui si creano una serie di fraintendimenti che portano tutti i personaggi ad incontrarsi all’Hotel dove, tra situazioni bizzarre, inaspettati sosia e travestimenti vari, cercano di salvare le apparenze e di uscirne indenni.
Accanto
Barbara Altissimo / Libreramenteunico
Assenze che incombono, paure, sogni rimandati, amori sfiorati. Gioventù sbiadita di stanchezza. Persone che abbiamo paura di diventare. I nostri morti che ci camminano accanto. Fantasmi seduti alla nostra tavola. Queste sono alcune tracce su cui rifletteremo per costruire la narrazione di Accanto. Di grande ausilio nel nostro viaggio di creazione saranno le persone e gli incontri che faremo all’interno del programma La cultura dietro l’angolo. Una riflessione collettiva intorno ad un’unica domanda.
Casanova
Fabio Condemi / Produzione TPE
Ispirato alle memorie autobiografiche del pensatore e filosofo veneziano Giacomo Casanova, leggendario viaggiatore libertino, lo spettacolo è una storia di fantasmi. I ricordi si perdono, tornano, si confondono nella mente di un uomo che ha visto cambiare radicalmente il mondo e che ora guarda la storia con disillusione, distacco e amore disperato. In questa sua prima collaborazione con il drammaturgo pluripremiato Fabrizio Sinisi (Premio Testori per la Letteratura, Premio ANCT 2022) il regista Fabio Condemi prosegue il lavoro iniziato con La filosofia nel boudoir del Marchese de Sade, opera che gli è valsa il Premio Ubu 2021 per la miglior regia.
Too late
Jon Fosse / Dellavalle / Petris / Produzione TPE
Jon Fosse immagina Nora, protagonista di Casa di bambola di Ibsen, anziana artista che cerca di dare un senso ai ricordi e ai frammenti del passato che la visitano. Mito culturale, simbolo di emancipazione, Nora Helmer si specchia nella protagonista dello spettacolo scritto dal premio Nobel. Ma è la Nora del dopo, una donna che ha vissuto le conseguenze di una scelta, quella di abbandonare marito e figli per diventare pittrice. La donna riflette sui rapporti, sulle fratture: abbandoniamo e siamo abbandonati, siamo egoisti per noia o per necessità interiore, amiamo e non siamo ricambiati, spesso non riusciamo a non mentire, raramente ci sentiamo compresi. Se non riusciamo a comprenderci tra esseri umani, cogliere un limite può aiutare almeno a fraintenderci meglio.
Il male dei ricci
Fabrizio Gifuni
A quasi vent’anni dal debutto di ‘Na specie de cadavere lunghissimo (2004) spettacolo culto, andato in scena per dieci anni consecutivi, ideato e interpretato dall’attore, con la regia di Giuseppe Bertolucci, Fabrizio Gifuni ritorna alle pagine di Pasolini con una nuova drammaturgia originale. La rilettura di Ragazzi di vita – romanzo d’esordio dello scrittore – interpolata e storicizzata con altri scritti pasoliniani (poesie, lettere, editoriali, interviste) dà vita a un racconto molto personale che l’attore-autore trasferisce in teatro, dialogando ogni sera con i rappresentanti della città, i cosiddetti spettatori, in un gioco di inedite prospettive e vertiginosi sdoppiamenti. L’attore si fa carico di portarci dentro le giornate di questi giovani ragazzi, ci restituisce la loro generosità e i loro egoismi, il comico, il tragico, il grottesco, la violenza di questo sciame umano che dai palazzoni delle periferie si muove verso il centro, in un percorso che è anche un rito di passaggio dall’infanzia alla prima giovinezza. Ma il corpo/voce di Gifuni ci costringe al contempo a misurarci con un fantasma poetico, una voce inquieta che continua a reclamare un ascolto. Ancora oggi in direzione ostinata e contraria.
Con il vostro irridente silenzio
Fabrizio Gifuni
Aldo Moro durante la prigionia parla, ricorda, scrive, risponde, interroga, confessa, accusa, si congeda. Moltiplica le parole su carta: scrive lettere, si rivolge ai familiari, agli amici, ai colleghi di partito, ai rappresentanti delle istituzioni; annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico, storico, personale, il cosiddetto memoriale. Le lettere e il memoriale sono le ultime parole di Moro, scritte nei 55 giorni della sua prigionia: quelle ritrovate o, meglio, quelle fino a noi pervenute. Un fiume di parole inarrestabile che si cercò subito di arginare, silenziare, mistificare, irridere. Moro non è Moro, veniva detto. La stampa, in modo pressoché unanime, martellò l’opinione pubblica sconfessando le sue parole, mentre Moro urlava dal carcere il proprio sdegno per quest’ulteriore crudele tortura. A distanza di quarant’anni il destino di queste carte non è molto cambiato. Poche persone le hanno davvero lette, molti hanno scelto di dimenticarle. Attraverso un doloroso e ostinato lavoro di drammaturgia, Fabrizio Gifuni si confronta con lo scritto più scabro e nudo della storia d’Italia.
Nostalgia
Palcoscenico Danza / I Vespri / Giovanni Insaudo
Un’immersione nel concetto di identità e autenticità, che esplora quanto la società ci permetta di essere veri e quanto invece ci costringa a rappresentare un ruolo.
Polittico dell’infamia
Anagoor / Produzione TPE
La materia d’attacco è offerta dal romanzo Trittico dell’Infamia di Pablo Montoya, autore colombiano espatriato in Europa. Protagonisti del romanzo sono tre artisti del vecchio continente operanti nel secolo della Conquista. E i punti di vista cambiano, improvvisamente non è più l’altro l’oggetto delle nostre “scoperte”, ma noi stessi e il nostro modo di guardare. E l’arte siede al banco degli imputati, non solo come testimone. Tra le opere al centro della performance 17 incisioni che descrivono la devastazione delle cosiddette Indie Occidentali e il genocidio allora in atto, senza che l’artista, Theodore de Bry, ne fosse testimone diretto. Qual è l’efficacia dell’arte tra realtà e rappresentazione? E cosa vuol dire rendere testimonianza? Qual è il ruolo dell’artista quando assiste direttamente o indirettamente al genocidio?
Erodiàs +. Madre Strangosciàs
Giovanni Testori / Sandro Lombardi / Anna Della Rosa
Sandro Lombardi, indimenticato interprete della sequenza tra il 1996 e il 1998 dei Tre lai testoriani (Cleopatràs, Erodiàs, Mater strangosciàs) dopo averla vista nell’allestimento del primo, diretto da Valter Malosti, consegna ad Anna Della Rosa la sua interpretazione del secondo e del terzo dei Lai. Non una regia bensì un vero e proprio dono in cui l’attore più esperto consegna al più giovane una sua interpretazione. Un regalo al pubblico per un lavoro che si concentra sul secondo e terzo tratto dei tre lamenti d’amore. I Lai sono il testamento di Giovanni Testori e il vertice della straordinaria stagione creativa dello scrittore. Queste eroine a cavallo di un trapasso epocale riemergono dalla morte per raccontarsi e piangere sul corpo dell’amato e raccontare a noi il mistero dell’Amore.
Giovanni d’Arco
Paolo Costantini / Federica Rosellini / Produzione TPE
Giovanna d’Arco ha avuto una vita brevissima ma straordinaria: ottiene le armi, comanda un esercito, vince battaglie, viene catturata, processata per eresia e arsa viva. Tutto questo tra i 17 e i 19 anni. Eppure, ancora oggi, viene usata come simbolo sia da posizioni di destra e conservatrici, sia dai movimenti LGBTQ+. Ma chi è Giovanna? Una donna che non ha avuto paura di ribellarsi contro le norme del suo tempo, trovando nel combattere il modo di cambiare il suo mondo. Una donna che, per il suo stesso modo di essere, è stata accusata di avere molto peccato e quindi è stata punita. Una mistica, una guerriera, che ha deciso di mettersi in gioco, prendere posizione e diventare una figura politica. Con Giovanna d’Arco II. OPERO, Paolo Costantini prosegue il suo percorso di ricerca sulla radicalità di figure femminili rivoluzionarie, iniziato con Santa Caterina da Siena in Ho molto peccato: I. PARLO.
made4you.big
Palcoscenico Danza / Eko Dance Project
L’edizione 2025, sempre diretta da Pompea Santoro, darà la possibilità ai danzatori dell’Eko Dance Project di lavorare con grandi coreografi: Jacopo Godani, Ishan Rustem e Ricardo Fernando. A condividere la serata con questi tre importanti nomi sarà la giovane coreografa emergente Manoela Goncalves.
L’ultima parola
Werner Was / Lea Barletti / Produzione TPE
Un duello tra Beckett e Handke, grandi maestri del teatro, in cui la recitazione incontra la performance, il passato si scontra con il presente, l’arte di recitare si misura con quella di ascoltare, la ripetizione con l’imprevedibilità del qui ed ora. Un unico spettacolo per due testi diversi, due monologhi lontanissimi in tutto, giocati uno di seguito all’altro come in un dialogo, come un’eco, per favorire un confronto sul potere e la memoria. Ma come nasce un dialogo? Chi avrà l’ultima parola? L’attore di Beckett o la donna senza nome di Handke? Ma soprattutto: è davvero necessario che qualcuno abbia l’ultima parola?