Skip to main content

Shakespeare / Poemetti. Venere e Adone – Lo stupro di Lucrezia

14 > 19 aprile 2026

A partire dai due spettacoli, pluripremiati, da lui diretti nel 2007 e nel 2012, e caratterizzati dall’alta densità musicale, ha ideato, in collaborazione con G.U.P. Alcara, una versione in forma di concerto che unisce i due Poemetti, questa volta senza più scena, se non quella, ricchissima e potentissima, creata da voce e suono. Anno 1593. Londra è devastata dalla peste e i teatri sono chiusi. Shakespeare compone su commissione il poemetto erotico­ mitologico Venere e Adone che gli darà la fama come poeta. Sotto la patina arcadica (con ampie striature comiche) Venere e Adone è una sorta di protocollo psicoanalitico ante­ litteram dell’eros più carnale e ossessivo. L’anno seguente l’autore riprende un episodio dell’antica storia romana: lo stupro di Lucrezia da parte di Sesto Tarquinio. Un atto di violenza raccontato in modo sconvolgente. La voce di Lucrezia diviene uno dei più alti esempi di meditazione sulle conseguenze dello stupro visto dalla parte di una donna. Ma a impressionare ulteriormente il lettore/ascoltatore è lo sguardo nella psiche del carnefice, la lucida analisi dei suoi impulsi tortuosamente contradditori.

I due poemetti sembrano formare una specie di dittico simmetricamente contrappuntato, in cui la seconda tavola rovescia la prima: dallo sfondo giorgionesco (e ariostesco) di Venere e Adone con conigli cani, cavalli e cinghiali si passa ne Lo stupro di Lucrezia ad un tragico notturno, immerso in una livida oscurità caravaggesca squarciata dalla luce di una torcia. La figura del mostro andrebbe senza ombra dubbio in questi Poemetti a Sesto Tarquinio, l’orrido violentatore di Lucrezia, ma occorre prestare attenzione anche alla figura di Venere che per il grande poeta inglese Ted Hughes, autore di un visionario e misterico saggio/poema Shakespeare and The Goddess of Complete Being, si sdoppia nel cinghiale assassino di Adone che con un bacio di morte gli squarcia proprio l’inguine, con la dea che confessa che se anch’essa avesse avuto zanne aguzze baciandolo lo avrebbe potuto uccidere per prima. E sia detto en passant per Hughes questi poemetti sono la base in cui individuare idealmente tutta la strategia poetica e i fondamenti metafisici dell’intera opera shakespeariana, dunque figure estreme colme di metafora e di mito inserite in una sorta di equazione tragica che innerva tutte le sue opere maggiori. Lucrezia e il suo suicidio hanno provocato vibranti polemiche e contrapposizioni sul giudizio morale (e politico) da dare a questa figura esemplare, e anche all’interno del mondo cristiano, fu una vera “causa celebre” della casistica (vedi Agostino: “ammazzando sé stessa ha ammazzato un’innocente”). Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia, oltre ad essere due capolavori assoluti, sono gli unici e certi originali di quel mostro di bravura dai contorni tuttora fascinosamente incerti che risponde al nome di Shakespeare.

Orari


  • Mar 14 Aprile
    21:00
  • Mer 15 Aprile
    19:00
  • Gio 16 Aprile
    20:00
  • Ven 17 Aprile
    21:00
  • Sab 18 Aprile
    19:00
  • Dom 19 Aprile
    17:00

Crediti


  • un progetto di e con

    Valter Malosti
  • progetto sonoro e live electronics

    G.U.P. Alcaro
  • regia, traduzione, adattamento teatrale e ricerca musicale

    Valter Malosti
  • produzione

    TPE – Teatro Piemonte Europa