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Tartufo

Molière / Jean Bellorini 

Teatro Astra

24 > 28 gennaio 2024

Per il regista Jean Bellorini, direttore del Théâtre National Populaire di Villeurbanne, il teatro «è il luogo della visione e dell’illusione, del gioco e dell’immaginazione». Il suo Tartufo, nella nuova traduzione di Carlo Repetti, restituisce la musicalità della lingua italiana assecondando il ritmo dell’originale francese. Questa dissacrante satira di Molière, incapace di invecchiare, costò all’autore le ire della corte e del clero per la sua capacità si svelare falsi perbenismi e i vizi di chi si crede depositario di ogni virtù. 

Il teatro di Molière è portatore di un sistema di idee il cui epicentro è Tartufo, oltraggiosa figura di servo che si cimenta nell’impossibile impresa di farsi padrone. Tartufo ha saputo conquistare, con la sua falsità, Orgone e Madame Pernelle, sua madre. Elmire, moglie di Orgone, ne ha invece riconosciuto l’ipocrisia così come il figlio Damis che viene addirittura cacciato di casa quando rivela che Tartufo ha cercato di sedurre Elmire. Orgone vorrebbe invece dargli in moglie la figlia e gli fa donazione dei suoi beni. Infine Elmire convince il marito ad assistere, non visto, ad un suo colloquio con Tartufo in cui lei fingerà di corrispondere alla sua passione. Orgone scoprirà così la vera natura del suo protetto. Scoperto, Tartufo cerca di impadronirsi dei beni di Orgone, riconosciuto dalla giustizia, da cui era ricercato da tempo, viene arrestato. 

Note di regia
Il caos del mondo ci attanaglia

Per continuare a vivere abbiamo bisogno di senso, di gioia, di relazioni. La crisi sanitaria ha sconvolto questi parametri di riferimento. Abbiamo bisogno di libertà e di pace, ovviamente. Ovunque, sono ostacolate, schernite, annientate. Abbiamo bisogno di futuro. Che sembra essere in grave pericolo. La sensazione di impotenza a volte è colossale. Immensa la vertigine. Abbiamo la sensazione di cadere. A cosa aggrapparsi? «Il pozzo era molto profondo o la caduta di Alice molto lenta? Eppure, la bambina ha avuto tutto il tempo di guardarsi intorno e chiedersi cosa sarebbe successo una volta caduta». (Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie). Cadiamo, non sappiamo quanto durerà la caduta e, strada facendo, la nostra curiosità ci spinge ad osservare il paesaggio e a chiederci sempre cosa accadrà. Questa previsione grazie all’intelligenza e all’intuizione ci porta a inventare storie, a costruire narrazioni. Cadiamo, ovviamente, ma con gli occhi sbarrati e l’immaginazione sveglia. Il teatro è questa stessa avventura in un tempo più breve. Durante una rappresentazione, cadiamo nella silenziosa assenza di gravità di una sala buia, chiedendoci cosa accadrà. Il teatro non è il luogo della menzogna. Non è il luogo dell’ipocrisia, dell’impostura. È il luogo della visione e dell’illusione, è il luogo del gioco e dell’immaginazione. L’artificio e la sincerità hanno a che fare con questo. Così come il sacro e il profano. Quello che ho visto in Tartufo, al di là di tutte le questioni affrontate da Molière – moralità, autorità, matrimonio forzato, desiderio, tradimento, religione, sincerità – è proprio il rapporto tra sacro e profano. Forse perché questa relazione mi sembrava risuonare molto forte a Napoli. E poi il bisogno di giocare, di considerare che la vita è un gioco, altrimenti non saremmo tutti Tartufi del nostro tempo? Venire in Italia a mettere in scena un testo francese oggi non vuol dire assolutamente venire a trasmettere la mia cultura o le mie conoscenze e nemmeno un savoir-faire. È un’avventura, un apprendistato, un incontro. Soprattutto con straordinari attori italiani. Ho cercato di ascoltarli, di capirli e di comprenderli. Li ho guardati e li ho amati. Come se ci conoscessimo da tempo. Ho voluto avvicinarmi a Molière in Italia perché mi sembra che la lingua di Molière e la lingua italiana abbiano qualcosa a che fare con la gioia. Definirei la gioia come la forza più potente della vita, perché può contenere tutta la tragedia dell’esistenza, mentre non è necessariamente vero il contrario: la tragedia raramente contiene la gioia. In scena, la gioia è paragonabile alla forza della vita e non viene ingannata. Il teatro ci permette di ricordare che la ricchezza del vivente è proprio l’essere vivo. Il nostro Tartufo cercherà di essere prima di tutto una dichiarazione d’amore per l’arte del teatro, per la necessità degli incontri, per la gioia del gioco e l’importanza della presenza umana, senza maschere, in piena libertà. E forse, finalmente, una volta in scena, avremo la fugace sensazione non più di cadere, ma di volare.

Jean Bellorini

Chi è il cieco? Che cosa non vede o non vuole vedere? E perché?  La Stagione 2023/24 del TPE Teatro Astra è Cecità. Una riflessione sulle verità che non vogliamo vedere in 25 spettacoli. Le risposte di Jean Bellorini:

chi è il cieco?
Tutti sono ciechi in Tartufo, ma chi non vede nulla è Orgone che lascia entrare nella sua famiglia questo impostore. Orgone vede e sente solo sé stesso.
cosa non vede o non vuol vedere?
C’è una verità che nessuno vuole vedere. Gli attori sono personaggi che indossano una maschera che cade solo quando si ritrovano davanti al pubblico. A un certo punto dello spettacolo nessuno può fare più finta di non capire cosa stia succedendo. Ma serve tempo, è necessario aspettare il momento giusto per comprendere e guardare in faccia Tartufo.
e perché?
Anche Tartufo è una maschera. Desidera appropriarsi di tutto e chi gli sta intorno finge di non vederlo. Lo spettacolo si regge su una specie di sogno che accade in teatro e il pubblico, con il suo sguardo, assiste a quella che Molière definiva una commedia ma che forse è una tragedia. Lo sguardo degli spettatori contribuisce a creare un’illusione dolce e poetica, che si trasforma pian piano in nostalgia e malinconia.

 

Galleria fotografica


  • Durata
    120 min

Orari


  • Mer 24 Gennaio
    19:00
  • Gio 25 Gennaio
    20:00
  • Ven 26 Gennaio
    21:00
  • Sab 27 Gennaio
    19:00
  • Dom 28 Gennaio
    17:00

Crediti


  • di

    Molière
  • traduzione

    Carlo Repetti
  • regia

    Jean Bellorini
  • con

    Federico Vanni, Gigio Alberti, Teresa Saponangelo, Betti Pedrazzi, Ruggero Dondi, Daria D’Antonio, Angela De Matteo, Francesca De Nicolais, Luca Iervolino, Giampiero Schiano, Jules Garreau
  • collaborazione artistica

    Mathieu Coblentz
  • scene e luci

    Jean Bellorini
  • costumi

    Macha Makeïeff
  • produzione

    Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e Théâtre National Populaire de Villeurbanne