
FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI
The Material and Immaterial Body In Its Borderlines
9 ottobre
PRIMA ITALIANA
V.O. sott it
Attraverso un processo autoetnografico di indagine personale sulle origini di un suono che pulsa nella sua testa da diversi anni, l’artista Janaina Leite ha individuato tre esperienze di morte come possibili cause del fenomeno. Tra queste, la più radicale: un’esperienza di quasi annegamento che ha coinvolto il figlio maggiore. “All’inizio, ho pensato che fosse acqua di mare intrappolata nell’orecchio”. O forse, come le disse una volta la guaritrice messicana Guadalupe, la sua anima rimase “bloccata nella paura”, e il suono rimase come un residuo, un avvertimento o un sintomo.
In questo “confine” tra la vita e l’inevitabile decomposizione della materia, iniziano a emergere relazioni profonde e abissali tra significato, creazione, corpo – inteso come archivio sensoriale – e morte. Proprio come la scienziata e artista Amanda Feilding intende il proprio corpo come un laboratorio, Janaina Leite intreccia il suo processo/corpo in una cartografia di ricerca.
Attraverso interrogativi su cosa possa rimanere del corpo come documento finale destinato a decomporsi, e sull’esistenza di una frontiera permeabile capace di rivelare l’invisibile, l’opera rivisita le pratiche della body art e della pornografia, ma anche lo spostamento retinico nei cadaveri (alla ricerca dell’ultima immagine vista prima della morte), l’apprendimento incarnato attraverso le sostanze psichedeliche e i resoconti di esperienze di pre-morte.
Così come le onde meccaniche esistevano nell’universo ancor prima della luce stessa, forse il suono potrebbe essere inteso come una traccia dell’ultimo secondo che rimane nel corpo prima della morte.
Galleria fotografica
Orari
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Ven 09 Ottobre18:00
Crediti
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di
Janaina Leite

