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FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI

Sahara

Compagnia Mòra / Claudia Castellucci
In scena: Teatro Astra

26 > 27 ottobre

Creare dal nulla è la segreta pretesa dell’arte, e il luogo dove auto-dimostrare la propria capacità di suscitare forme dal vuoto è il deserto. Lì, di fronte all’estrema condizione della monotonia di tempo e di spazio, l’arte dà vita a un altro mondo. Con “Sahara” si ricerca la condizione iniziale dell’artista che ha, come materia, soltanto la propria persona.

prima

Creare dal nulla è la segreta pretesa dell’arte che proprio nel deserto vuole sperimentare di quanto poco essa possa avere bisogno per opporre, all’estrema condizione della monotonia di tempo e di spazio, un altro mondo. Con Sahara si ricerca la condizione iniziale dell’artista che ha, come materia, soltanto la propria persona. La grande povertà di materie e di relazioni nel deserto spinge la danza a considerare soltanto ciò che si ha: se stessi, come unico – primo e ultimo – strumento. Forme inesistenti e irriproducibili sono realizzate se non attraverso se stessi. Ma il deserto è anche luogo di massima ombra, visto che si tratta sempre della propria, e ciò obbliga comunque alla compagnia, anche se fosse soltanto con i prodotti della propria mente; pensieri tanto numerosi da risultare strane infiltrazioni del passato… La mente non è un luogo esclusivamente proprio… Il deserto racchiude tutte le fantasie e il suo ambiente è falsamente vuoto, popolato, com’è, di immagini mentali di ogni specie. Lo avevano capito bene gli anacoreti di un tempo, che proprio nel deserto andavano a combattere le immagini del mondo… Ancor prima di essere una situazione spaziale, il deserto impone una condizione temporale massimamente elastica: momenti di attesa esasperante e momenti di repentina prontezza, che la musica, composta su commissione, detta.

Se nelle danze precedenti di Claudia Castellucci la tensione mentale dei danzatori era implicita nell’interpretazione di uno schema coreografico rigoroso da risvegliare, qui, la danza è più spinta ad affermare se stessa come arte della flagranza, dove larga parte dell’impegno è espressa da una decisione immediata in carico a ogni danzante, molto spesso lasciato solo con se stesso, e spogliato di qualsiasi modello. La danza guarda a una semplicità estrema, che il deserto non offre, ma turba al massimo grado. Non vi sono esempi a disposizione. In Sahara assistiamo a porzioni di fatti silenziosi. È strana, la loro importanza, visto che sono poco appariscenti. Si avvicendano nodi di comportamento lineari, assolutamente comprensibili, ma che non giungono ad alcuna dimostrazione. Sono azioni orfane di significati pre-attribuiti. Azioni orfane e ucciditrici. Azioni sole, ancora rivestite dell’albume del pulcino appena nato, che non sa chi è, dove va… Ci troviamo all’inizio della ruota della vita, quando sul pianeta non succede niente di divertente. Solo fame e freddo. Ecco, la condizione degli umani qui presenti è un po’ quella di un clima glaciale della fantasia, che non è proprio la stessa della vita nelle caverne e nelle savane, ma in qualche modo è invece proprio la stessa…

Deserto, caverna, savana sono parole iperboliche e simboliche, per queste porzioni di fatti silenziosi, ma sono quelle che più di tutte ospitano la condizione di questi Interpreti di un nulla basilare, il basso-continuo della vita, e la sua immensa tenerezza, quando la si veda scorrere da lontano… Parenti prossimi che comprano uova a un supermercato, e che ignorano di essere osservati, come stelle fisse, da figli o da genitori profondamente commossi, sull’orlo del pianto, dal mistero della semplice presenza, più che dalla luce e dalla grandezza… E poi avviene qualcosa, anche questo simile a ciò che avviene in cielo, ovverosia certi raduni, che la stessa inerzia prepara dal buio. Correnti magnetiche che inducono a sentire lo stesso impulso, che non fa somigliare né accomuna, ma che soltanto spiega l’amore più riposto.

Orari


  • Sab 26 Ottobre
    21:00
  • Dom 27 Ottobre
    17:00

Crediti


  • coreografia

    Claudia Castellucci
  • con

    Sissj Bassani, Silvia Ciancimino Guillermo de Cabanyes, René Ramos, Francesca Siracusa, Pier Paolo Zimmerman
  • musica

    Stefano Bartolini
  • autore delle Luci

    Andrea Sanson
  • abiti

    Woojun Jang, Seul
  • tecnica

    Francesca Di Serio
  • direzione alla Produzione

    Benedetta Briglia
  • assistente alla Produzione

    Valeria Fărîmă
  • amministrazione

    Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci
  • produzione

    Societas, Cesena
  • Co-produzione

    TPE – Teatro Piemonte Europa / Festival delle colline Torinesi
  • con il sostegno di

    UBI Unione Buddhista Italiana, Triennale di Milano