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FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI

Quixote / Dammi i brividi – ma non per la paura (video) + Quixote / A rose is not a rose (solo)

Industria Indipendente (IT)
In scena: Fondazione Merz

10 ottobre

PRIMA ITALIANA

Dittico su Don Chisciotte e Kathy Acker, presentato per la prima volta in Italia in forma completa. In scena Anna Maria Ajmone e in video Silvia Calderoni.

“Muovendoci nella pratica di scrittura condivisa, partiamo da una lettura del Don Chisciotte e delle sue riscritture, in particolare quelle di scrittrici, pensatrici e sperimentatrici del linguaggio per indagare la riscrittura come possibilità per “andare oltre”.
Da Kathy Acker (Don Quixote: Which Was a Dream, 1993) a Monique Wittig (Le Voyage Sans Fin, 1985), evochiamo una bibliografia aperta, fatta di riferimenti, riflessioni e gesti speculari.
Da questo canone alternativo, e dalle pratiche espanse e collaborazioni che abbiamo sviluppato negli ultimi anni, vogliamo entrare nell’idea di una “palestra delle forme”, un luogo in cui allenare e “sforzare” la scrittura.
Il lavoro si sviluppa attraverso una serie di episodi, una collezione di oggetti e performance plasmati dall’idea letteraria del romanzo “che non inizia e non finisce”.
Se il romanzo appunto è un genere “senza fine”, perché non tornare proprio lì?
E se corrompessimo in questo spazio tempo alterato, senza bordi i generi e le forme?
Immaginiamo questo attraversamento come un continuo entrare e uscire da forme e scritture, seguendo le tracce di in una postura ardente: cosa provoca oggi in noi riscrivere Quixote?”
Industria Indipendente

Quixote / A rose is not a rose. “Le rose sono sistemi di difesa travestiti da ornamento. Le spine sono il loro primo linguaggio, la grammatica minima del rifiuto. Non sono un dettaglio estetico: sono un’architettura nervosa. Ogni spina è una piccola barriera che organizza lo spazio attorno al fusto, stabilendo una distanza minima di sicurezza tra il corpo vegetale e ciò che tenta di appropriarsene. La delicatezza del fiore esiste solo perché il resto della pianta ha delegato alla spina il compito di dire no. La spina non protegge solo la rosa dal mondo, ma protegge anche il gesto di chi la tocca, corregge il modo in cui il mondo la legge. Impone una sintassi rallentata del contatto. La ferita che infligge è una punteggiatura sul corpo di chi la maneggia. Dal punto di vista botanico, la spina è una deformazione, dal punto di vista del linguaggio, è una deviazione della linea, una parola che esce dal margine e decide di farsi arma.  Non è un di più superfluo, ma la condizione stessa perché il fiore possa sopravvivere abbastanza a lungo da aprirsi. In una prospettiva più ampia, le rose mostrano che l’autoprotezione è una questione di grammatica tanto quanto di botanica. La durezza del fusto, l’ordine delle spine, la resistenza silenziosa della pianta sono la struttura invisibile che sostiene il gesto effimero del fiorire. Chi guarda solo il colore del petalo e ignora la spina guarda metà della rosa, e soprattutto ne fraintende la natura. Si potrebbe dire che ogni rosa pone una semplice tesi botanica: ciò che attira deve anche potersi difendere. La spina è la clausola scritta in piccolo sotto ogni fioritura. Che sia solo forza le parole che rimangono e furia.

Galleria fotografica


  • Durata
    40 minuti

Orari


  • Sab 10 Ottobre
    18:00

Crediti


  • di

    Industria Indipendente
  • in collaborazione con e con

    Annamaria Ajmone
  • voce

    Silvia Calderoni
  • produzione

    Industria Indipendente e L’Altra Associazione
  • con il supporto di

    BASE e Angelo Mai